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Gatto

3 abitudini che espongono il gatto al rischio vermi intestinali

Tempo di lettura 3 minuti

A cura del Medico Veterinario
Dr. Giuseppe Faranda
@drbepsvet

Da poco tempo abbiamo parlato delle abitudini che favoriscono l’infestazione dei parassiti sui nostri cani. Ve li ricordate? Erano: passeggiare, scavare, cacciare e leccarsi.

Anche per i gatti esistono alcuni modi tramite i quali possono incorrere nelle infestazioni da vermi intestinali. Abitudini come il grooming, l’esplorazione del mondo esterno e la caccia sono da considerarsi innate, ovverosia inscritte nel DNA di ogni felino fin dalla nascita; pur essendo questi atteggiamenti assolutamente naturali e tipici di ogni gatto, esse possono rappresentare delle occasioni di contagio, soprattutto se il gatto è molto giovane, oppure se non è adeguatamente protetto.

Gatti e vermi intestinali: 3 rischiose abitudini dei nostri amici felini

Quali sono i comportamenti a rischio che possono favorire l’infestazione parassitaria nei nostri gatti? Sono principalmente 3:

1) GROOMING

Sapete di cosa si tratta? Sicuramente avrete visto moltissime volte il vostro gatto dedicarsi al grooming. È quel gesto che il gatto compie, quotidianamente, per pulirsi il mantello mordicchiandosi e leccandosi. Solo un proprietario di gatti sa quanto tempo i nostri mici passino alla cura attenta e meticolosa del loro mantello. Grazie a quest’azione è possibile che ingurgitino pulci o uova di elminti presenti sul pelo, dando il via al ciclo del parassita che si ritrova, senza sforzi, all’interno del loro corpo. Il grooming non è solo un gesto di abituale pulizia: tra soggetti diversi diventa un comportamento di socializzazione e scambio e viene chiamato allogrooming.

2) CACCIARE

Molti piccoli mammiferi – rettili, anfibi, chiocciole e lumache…- possono essere ospiti intermedi di parassiti intestinali o polmonari. Insita nella strategia di sopravvivenza di questi parassiti, infatti, ė la colonizzazione di piccole prede, che possano essere cacciate dai gatti. In questo modo si garantiscono la possibilità di raggiungere l’obiettivo finale: colonizzare l’apparato digerente dei nostri gatti predatori. Come impedire a un gatto libero di uscire di casa, di cacciare le sue piccole prede?!

Si tratta di piccoli felini: animali che spenderebbero l’intera giornata alternando dormire, cacciare e mangiare…

Anatomicamente, in effetti, i gatti hanno uno stomaco piccolo che li induce a delle abitudini alimentari decisamente diverse da quelle dei cani: i loro pasti sono piccoli e frequenti e pertanto passano gran parte del loro tempo a cacciare piccole prede per mantenersi attivi.

3) FARE I BISOGNI E SCAVARE

Senza la necessità di dovervi spiegare perché il fare i bisogni (fare la pupù) sia il meccanismo principale della diffusione delle parassitosi intestinali, lo scavare per ricoprire le deiezioni aumenta la probabilità di contagio per il gatto.

La motivazione è semplice: scavando, il gatto viene a contatto con il terreno, potenzialmente infetto. La terra si anniderà al di sotto delle sue unghia e il pelo si sporcherà costringendo il gatto (maniaco della pulizia e dell’igiene) a ripulirsi.

Leccandosi e toelettandosi, il nostro gatto potrà ingerire uova di parassiti, dando seguito al loro ciclo vitale. Il materiale fecale nascosto nel terreno, invece, custodirà, con la giusta temperatura e la corretta umidità, le forme infestanti dei parassiti pronte a essere disseminate nel terreno e venire a contatto con altri soggetti.

L’azione dello scavare aggiunge a tutto ciò, la possibilità di diffondere il materiale potenzialmente infestante nel terreno circostante alla zona di defecazione, aumentando la probabilità che possa venire a contatto con altri soggetti.

Anche il gatto di casa può contrarre i vermi intestinali

Nonostante le variabili elencate all’inizio di questo articolo e i comportamenti a rischio dei gatti, esiste un altro fattore da non sottovalutare.

Noi, esseri umani, possiamo fungere da veicolo

Ogni superficie può essere contaminata da feci o uova di parassiti… giusto? Quindi anche le nostre scarpe, i nostri indumenti o le mani non accuratamente lavate e disinfettate possono costituire un mezzo per “portare a casa” (o altrove) le unità infestanti dei tanto temuti vermi intestinali.

Anche il gatto “indoor” è un gatto a rischio

Sembra un discorso banale e meno importante di quelli appena descritti ma proprio questa errata credenza ci porta a trascurare i soggetti che vivono in casa.

Diversi studi dimostrano che anche il gatto “indoor” (così definito il gatto che vive prevalentemente in casa) può contrarre le parassitosi intestinali sebbene non abbia la possibilità di girovagare in giardino e le sue uscite siano limitate a balconi e terrazzi.

Quindi, cari proprietari, adesso che siete a conoscenza di questa possibilità è bandita la scusante: “ma il mio gatto vive in casa…”.

Anche la temperatura favorisce le infestazioni

Naturalmente anche altri parametri come quelli climatici, legati all’alterazione delle temperature che mitigano il susseguirsi delle stagioni contribuiscono a favorire le infestazioni. Una temperatura media molto più alta rispetto a un tempo e che permane per un periodo prolungato nell’anno (e non limitato alla primavera e all’estate), fornisce – insieme ad altri fattori – delle ottime condizioni per stimolare il ciclo vitale dei parassiti.

Oltre all’aumento della mobilità

E per quanto riguarda i viaggi? Anche per i gatti vale lo stesso discorso fatto per i cani. Forse è meno immediato collegare l’argomento viaggi e gatti ma sono numerosi, oramai, i mici che viaggiano con la propria famiglia.

L’utilizzo di appositi zaini, pettorine, collarini e guinzagli ci ha permesso la gestione dei nostri felini anche al di fuori delle mura domestiche. Lo spostamento dei nostri gatti in territori diversi da quello casalingo o del proprio giardino favorisce lo scambio di popolazioni parassitarie tra soggetti e/o tra soggetto e ambiente.

Questo, però, non vuol dire che dobbiamo limitare i viaggi: basta proteggere i nostri pet in maniera adeguata. Parlatene col vostro Medico Veterinario per studiare insieme il miglior protocollo preventivo (e/o curativo) in base allo stile di vita e le abitudini di ciascun gatto.  

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